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L'unica cosa di cui aver paura? E' la paura stessa. (Franklin D. Roosevelt)
POLITICA
4 marzo 2009
L'Unità, fondato da Antonio Gramsci rischia la chiusura per mancanza di fondi.

 

Scritto  da  Isacco                                                            Per Ideazzurra

 

 

L’Unità ha i conti in rosso, rischio chiusura imminente, previsti tagli al personale.

 

Servono subito almeno 6 milioni di euro per salvare l’unità dal fallimento. L’avventura editoriale di Renato Soru è arrivata ad un punto di non ritorno, tagli del 40 percento agli stipendi dei dipendenti, redazioni locali a rischio chiusura, previsti prepensionamenti a raffica.

Insomma un vero e proprio terremoto nella stampa di sinistra.  Inutile anche l’esborso di denaro pubblico, stimati in ammontare di circa 5 milioni di euro all’anno, previsto dalla legge per finanziare  i giornali di partito. Per farsi una idea della gravità della situazione, basta pensare che  probabilmente rischiano il licenziamento anche figure illustri del calibro di Marco Travaglio e Furio Colombo.

 
Questo è quel che riporta la cronaca, ma Ideazzurra non è cronaca, lascio ai giornalisti, quelli veri l’ardito compito di informare.

Ideazzurra vuole solo cogliere l’occasione per aprire una piccola discussione, far pensare, chiarire una volta per tutte alcune posizioni, quindi cominciamo considerando che l’informazione quando è correttamente documentata e circostanziata, viene sempre premiata dalla platea dei lettori soddisfatti dai contributi offerti dalla carta stampata, ma se tale stampa risulta incompleta ed inconsistente, allora non vedo la ragione per cui il lettore debba supportare , con il proprio portafogli, contenuti che non lo vedono “protagonista”.

Un giornale deve essere obiettivo e deve condividere il comune senso percepito dalla popolazione, non può essere usato come strumento di coercizione verso lo schieramento politico opposto, peggio ancora, tentare il linciaggio mediatico del leader di tale schieramento, dalla testata di un quotidiano, gia noto per il suo orientamento, quindi ovviamente di parte, per tanto inutilmente prevedibile e banalmente logoro delle solite tesi gia note anche a chi L’unità non l’acquista, ma gia riesce a prevederne la “pochezza” dei sui contenuti.

 Un quotidiano, deve fare i conti con la realtà, non può permettersi di arroccarsi su determinate posizioni, che risultano poco attendibili e noncuranti dei fenomeni sociali che coinvolgono attualmente il nostro paese.

Trovo bizzarro e curioso che in tempi di crisi economica e con la classe operaia minacciata dal fantasma dell’eccesso di mano d’opera, il giornale simbolo della sinistra, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci possa fallire miseramente perché non riscuote i consensi dalla platea dei lettori che avrebbe dovuto sostenerlo.

Segue spontanea e curiosa, una lunga serie di domande. Ma allora cosa leggono gli italiani? Possibile che non si identificano più nei valori messi in prima pagina proprio dalla De Gregorio? Oppure sono stanchi di essere presi per il lato B, da quel tipo di notizia che notizia non è affatto?

Questo sembra essere un epilogo, tristemente consumatosi negli anni, dovuto anche, e soprattutto a tutti quei fenomeni di distrazione e quegli eco-mostri che tuttora spopolano nelle piazze e sui blog di certe aree di sinistra, che mangiano consensi esclusivamente nel popolo che sostiene tali convinzioni. Un esempio lampante può essere il fenomeno dell’antipolitica, colpevole dell’allontanamento di folte schiere di persone dalla sinistra istituzionale, vista come lontana e sufficientemente snob.

Per non parlare dell’ala giustizialista, che rosicchia dal centro una “pizza” a cui e rimasta solo il bordo oramai bruciacchiato e consumato dalle continue stangate  inflitte alla classe operaia proprio da certa sinistra, che di fatto ha predicato la “questione morale” si è auto--consacrata come “partito dei lavoratori”, però si è vista abbastanza spesso in tribunale, accusata di fatti a dir poco imbarazzanti, e spesso assolta oppure ancora al potere incurante della immane sofferenza inflitta ai cittadini, che la vedono malgovernare ancora oggi, in molte aree del paese.

Non ho altro da aggiungere, commento solo quello che vedo, in questa storia drammatica, io sono lo spettatore, ma i protagonisti di questa vostra tragedia, quelli siete voi, siete soltanto voi che avete in mano il futuro ormai prossimo del vostro divenire.  

Isacco

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Io dico che un comunista in una caserma dell’esercito è un comunista di troppo.
Un comunista nella facoltà di un’università è un comunista di troppo.
Un comunista tra i consiglieri americani di Yalta è un comunista di troppo.
E anche se ci fosse stato un solo comunista al Dipartimento di stato, sarebbe stato un comunista di troppo.

J. McCarthy Il 9 luglio 1952 convention repubblicana.



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