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L'unica cosa di cui aver paura? E' la paura stessa. (Franklin D. Roosevelt)
POLITICA
17 agosto 2010
Il Presidente FRANCESCO COSSIGA - Era il più grande!

Diceva l'Emerito presidente Cossiga:

"Sono il finto matto che dice le cose come stanno"

Il finto matto, era il più “atlantico” dei Presidenti della Repubblica. Quell'uomo riuscì a farsi largo nel confuso panorama politico degli oscuri anni di piombo, e molto spesso arrivò prima degli altri. La sua vita in perenne corsa, e da precursore lo rendono una figura di spiccato ingegno, e di ineguagliabile intelletto. Da una nota biografica emerge che, conseguì la maturità liceale all'età di 16 anni, e la laurea in giurisprudenza a soli 19 anni e mezzo. Riuscì a fare buon uso della sua grande capacità di sintesi, ma fu noto soprattutto, per la sua costante presenza, nelle trame di quelli che molti chiamano i misteri italiani.

Lo resero celebre per le sue picconate, che arrivarono quasi alla fine del suo mandato da Presidente della Repubblica. Ricordo il suo aspetto tranquillo e pacato, al suo insediamento. Nei primi anni si faceva sentire poco, e trasmetteva un' insolita tranquillità. Ma la sua calma e la sua tranquillità, erano solo apparenti, e per tanto, non tardarono ad arrivare quei burrascosi eventi che lo videro protagonista in alcuni fatti di spionaggio internazionale.

Gladio, era un vero battaglione militare, che sarebbe entrato in gioco in caso di invasione “comunista” nel blocco occidentale, una specie di parafulmine, che ci avrebbe tenuti al sicuro da “temporali” improvvisi.

Questi battaglioni erano presenti anche nella parte ovest della Germania, e nel resto dell'Europa atlantica, con il nome di “STAY BEHIND”, furono concepiti dai tempi del primo ministro britannico Winston Churchill. Lo scopo era quello di conservare l'Europa-Atlantica nei suoi valori e nella sua autonomia, che all'epoca era messa costantemente in pericolo dagli “orsi” sovietici, che minacciavano e soggiogavano le fragili economie dei paesi dell'est Europa, determinandone il sottosviluppo che ancora oggi non risulta colmato.

Tuttavia, è difficile parlare del Presidente Francesco Cossiga al passato, anche perché la sua visone politica, non è stata ancora ben compresa, e sono convinto che farà parlare molto di se in futuro. lui amava definirsi un “LIBERALE E RIFORMISTA”, ed ha condotto pesanti critiche verso il nostro sistema, troppo ingessato.

Era un profondo conoscitore della Costituzione, ma ne auspicava un radicale cambiamento, in senso presidenzialista, non era un normale democristiano nel senso stretto del termine, e credo di non esagerare, se dico che, Solo Alcide De Gasperi fu più grande di lui. Volendo fare considerazioni in base a quello che vedo sullo scenario politico attuale, non vorrei sbagliare, ma non vedo nella classe dirigente attuale, personaggi capaci di portare a termine il sapiente disegno dell'Emerito Presidente Francesco Cossiga. Così lo ricorderemo come un grande anti-comunista, che riusciva a strappare consensi persino a sinistra, e ricordo D'Alema e la bicamerale, e le tante occasioni mancate, che avrebbero trasformato il nostro paese, in una nazione moderna, e fatta di Futuro e Libertà.

Isacco Luongo

Ecco solo alcune delle tante dichiarazioni dalle quali traspare il suo pensiero.

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Venerdì 11 Maggio 2007
Francesco Cossiga : "il Partito democratico lo vedo così"
Francesco Cossiga sul Riformista
Non scrivo da simpatizzante né da futuro aderente del (se poi realmente si farà...) Partito democratico. Ma guardo in prospettiva a esso, come democratico e patriota repubblicano, anche se non certo socialista ma cattolico-liberale (una piccola setta in via d'estinzione), con simpatia e con speranza, perché credo che la formazione di un grande partito riformista di origini culturali e storiche comunista nazionale, cattolico sociale e liberalradicale, trovi la sua naturale collocazione nell'ambito del grande movimento riformista socialista europeo ed internazionale.
Esso sarà di grande e imprescindibile utilità per la stabilizzazione e la semplificazione del sistema politico italiano. La sua costituzione in forma chiara e robusta solleciterà le forze moderate del centrodestra a dar vita a un partito liberal-nazional-conservatore nell'ambito del Partito popolare europeo, contribuendo anch'esso a questo processo di stabilizzazione, semplificazione, ammodernamento e riforma, cui non sarebbe d'ostacolo la formazione di un partito di sinistra radicale, che garantirebbe la presenza nelle istituzioni di quella realtà antagonista, dalla sinistra sindacale anti-Biagi, ai centri sociali fino ai no global e così via, che altrimenti potrebbero alimentare il risorgente partito della lotta armata. 
segue - http://www.cataniaomnia.it/cronache/2094

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Paolo Guzzanti: "Un visionario che sapeva molto"

17 agosto 2010

di Giulia Cerino

Cossiga era un uomo solo, pieno di intuito e di capacità di capire dove andava la politica. Non era corruttibile, ma si è portato nella tomba i segreti sulla morte di Moro

Cossiga è stato un uomo dai mille volti. Come e per cosa sarà ricordato?
«Ognuno ne ricorderà un aspetto. Il mio ricordo è di un uomo onesto, fantasioso, un cavaliere errante pieno di visioni fantastiche che ha unito letteratura e poesia. Io non ho mai creduto fosse matto. Quando "La Stampa" per cui lavoravo e "L'espresso" hanno tirato in ballo l'idea che fosse malato e andasse sostituito da un comitato di garanti io non ero d'accordo. Cossiga non è mai stato matto. Lui lo sapeva e anzi si è fatto furbo, ha usato questo suo 'stile' bizzarro come strumento di comunicazione e come mezzo per giustificare molte sue azioni stravaganti e discutibili. Come quando decise che avrebbe picconato il sistema politico. Non era follia, quella. Ma un'intuizione. Sapeva che il sistema era malato ed i partiti pure. Era convinto che il sistema politico di allora fosse legato alla guerra fredda e che, una volta finita, i partiti politici italiani sarebbero crollati. Disse qualcosa che non piaceva ai suoi nemici e nemmeno agli amici. Si sbagliava? L'attualità politica dice di no».


segue - http://espresso.repubblica.it/dettaglio/guzzantii-cossiga/2132244 

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L'ultimo libro di Cossiga, io consiglio di leggerlo:
"ascoltate le sue parole, non le mie."

Francesco Cossiga

La versione di K

Sessant’anni di controstoria

In coedizione con Rizzoli
Pagg. 210, € 17,00


Anno Edizione: 2009
Codice ISBN: 978–88–17–03592–7



La storia dell’Italia post-bellica comincia nella notte del 4 gennaio 1947, quando Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio dei ministri, si imbarca su un aereo e vola verso gli stati Uniti. Un viaggio diplomatico che segna la svolta, un confine tra «prima» e un «dopo». Ma che, secondo molti, sarebbe anche all’origine di una storia nazionale di sovranità limitata, di misteri, di verità non rivelate, di poteri forti o occulti che hanno tramato contro lo Stato e nello Stato.  

Da quella notte del 1947 fino allo scandalo delle escort dell’estate 2009, Francesco Cossiga ripercorre questo libro oltre sessant’anni di vita pubblica italiana, fornendo di ogni passaggio cruciale una lettura politica talvolta inaspettata, spesso spiazzante, sempre illuminante. Il suo è un racconto eccezionalmente prezioso dato che dell’intera storia della Repubblica, come ha dichiarato lo stesso Cossiga, «siamo rimasti solo due testimoni, io e Andreotti». Si è detto che nessun Paese al mondo abbia più misteri dell’Italia: dalla lista, mai trovata, degli spioni dell’Ovra a quella di coloro da internare in caso di golpe al vero elenco degli iscritti alla loggia del P2.  In effetti, circostanze inspiegabili si sono presentate con ricorrenza: sono sparite le quattro valigie di pelle verde di Togliatti, così come quelle di Moro; la borsa di Calvi fu esibita in tv, ma parzialmente svuotata; e perché mai, nel 1964, Nenni disse che sentiva «tintinnar di sciabole»? per arrivare a oggi, molti si domandano quale sia la vera origine della fortuna economica di Silvio Berlusconi e, nella cronaca più recente che cosa succedesse davvero alle feste nelle sue ville. C’è l’abitudine, in Italia, a ricercare ossessivamente una verità nascosta dietro ogni vicenda, senza mai fidarsi delle apparenze. Eppure, secondo Cossiga, la nostra è al tempo stesso la storia di una «invincibile stabilità». Nel senso che nonostante tutto, nonostante le stragi, nonostante la mafia e nonostante il terrorismo nazionale e internazionale, questo Paese è sempre riuscito a evitare che la sua democrazia si ammalasse irreversibilmente. Di tutto ciò, delle luci e delle ombre , dei momenti drammatici come il caso Moro e di aspetti mai venuti molto alla luce quali i rapporti con il  mondo arabo. Francesco Cossiga dà ora la sua versione: la versione di K.

Recensioni

“Anche se talvolta misteri inestricabili si sono addensati in alcuni passaggi della vicenda italiana, la mia impressione è che ormai nessuno creda più alla realtà così come è. E dunque c’è sempre una seconda realtà da ricercare. Non credo che sia in principio sbagliato,e non posso certo dirlo io che ancora non ho smesso di scavare, chiedere, provocare. Ma aspirare sempre alla quadratura del cerchio fa sì che spesso ombre riottose sfidino le leggi della percezione e affollino impazzite la scena fino a oscurarla del tutto.”

http://www.eri.rai.it/internaLibro.aspx?idlibro=808


POLITICA
14 agosto 2010
FORZA COSSIGA ! - FORZA GLADIATORE, NON CI LASCIARE, ABBIAMO ANCORA BISOGNO DELLE TUE PICCONATE.

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DICHIARAZIONE D’INDIPENDENZA USA 4 LUGLIO 1776



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Io dico che un comunista in una caserma dell’esercito è un comunista di troppo.
Un comunista nella facoltà di un’università è un comunista di troppo.
Un comunista tra i consiglieri americani di Yalta è un comunista di troppo.
E anche se ci fosse stato un solo comunista al Dipartimento di stato, sarebbe stato un comunista di troppo.

J. McCarthy Il 9 luglio 1952 convention repubblicana.



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